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Nel mio pensier mi fingo d’animo solingo e lieve a sfiorar le calde ali di sconosciuti lidi d’altro lontan tenuti e mai così vicini. E’ l’aspra via di umane colpe che al dipanar di sotterranee ombre nutre l’imperdonabile peccato con il fiorir di ineguagliabili sorrisi e col color d’irrealizzabile desio. Passavi fianco a me guardando, silenziosa e roboante quiete, inganno d’ogni sogno, goccia soave d’acerbo sentimento, ed afferravi con scuotimento il tempo. Nel tuo pensier d’allor mi fingo, il tuo respiro si fa mio crescendo e su di me soggiaci insieme al triste senso d’aver perduto già l’idea del nostro incanto.
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